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Giornate di team building Induvation: come il setting giusto dà forma alle idee

L’invito alla prima delle quattro giornate di team building Induvation diventa l’osservatorio ideale sull’atmosfera che si respira nell’azienda: e sugli orizzonti che guardano i suoi membri.

Maso Stella (Castel Tesino, Trento) è un maso ristrutturato con innegabile gusto. Legno, pietra, una terrazza che si apre su una conca di prati resi smeraldo dalla pioggia recente, solcati e a malapena ordinati da sottili strade di ghiaia. Per quelle strade, per tutto il giorno, non passerà anima via.

 

Un breve giro di condivisione dell'agenda ad aria aperta, prima che il tempo si guasti. Al meeting sono presenti i collaboratori di Induvation e alcuni partner, tra i quali Andrea Stefani e Eugenio Tebaldi, entrambi fondatori di Studio ST e docenti universitari CUOA. Questi ultimi terranno due interventi di approfondimento.  

Lo scopo di queste giornate è duplice. Da una parte, Induvation espande e consolida la sua rete, discutendo di come i suoi partner possano interfacciarsi tra loro, e con i clienti. Dall’altra, c’è la condivisione di idee, temi, spunti, prospettive. Perché stare intorno allo stesso tavolo, fisicamente come idealmente, significa costruire un’intelligenza collettiva, un distillato delle capacità e delle competenze di ognuno, in grado di ragionare in termini di strategie che possano poi essere effettivamente ricreate in ufficio… o nelle aziende clienti.

Insomma: è il passaggio dal generalista allo specifico, dallo strumento d’analisi base (nel caso di Induvation, il Quickscan) al masterplan triennale o quinquennale, ritagliato attorno ai precisi confini – fisici, ma anche concettuali - dell’azienda.

Tutto orientato a solamente uno scopo: Aumentare la qualità della consulenza ai fini di portare il massimo dei benefici al cliente finale.

Ci spostiamo all’interno. Predisposto un proiettore, liberato il grande tavolo del soggiorno, Jan Brederek apre i lavori con una frase che riassume bene lo spirito dell’azienda di consulenza, sospeso tra Germania, patria di origine, e Italia, quella di adozione:

"Si può fare team building con i giochi psicologici, le simulazioni, e le attività outdoor. Ma credo che con il dialogo, il confronto, le prospettive messe sul tavolo e, perché no, una buona birra, le idee che escono siano migliori."

L’azienda come nave: dove portarla?

Fuori inizia a piovere, non rimpiangiamo di esserci spostati all’interno, e per una elegante serendipità l’intervento di Andrea Stefani inizia con una bella metafora: Nessun vento è favorevole al marinaio che non sa dove andare.

Il tema è quello di strategia e direzione aziendale. La metafora è classica, ma i tempi sono cambiati, e ci viene fatta una provocazione: il marinaio può sapere dove andare, ma il porto di destinazione, nell’attuale scenario incerto, non è più stabile, e si sposta a sua volta.

Ecco che la strategia diventa un concetto dinamico, che impone una scelta tra due comportamenti: navigare a vista, spegnere gli strumenti, “prendere tutti i clienti”, oppure essere ancora più attenti ai segnali di cambiamento. La capacità di guardare avanti diventa skill e forma mentis, in attesa che diventi anche fattore culturale.

La discussione continua sul tema della scelta: serve un modello coerente, nel quale strategia, pianificazione e risorse siano in coerenza con l’offerta dell’azienda.

Le parole dette sono accompagnate da quelle scritte: gli spunti sono libri che hanno le loro radici nel mondo accademico e in quello degli economisti, del management e dei future studies, e un occhio sul foresighting americano.

Il tutto per guidare le aziende verso lo strategic thinking o, come minimo, dar loro un orientamento strategico: che può ridursi, alla fine, alla capacità di saper maneggiare il futuro dell’azienda. Un cambiamento di paradigma molto forte: non più la ricerca del profitto, ma quella del benessere (interno come esterno all’azienda), in un’ottica di sviluppo duraturo. E che sia continuativa, questa ricerca, e non episodica: e che – infine – non si riduca alla creazione di ingombranti sovrastrutture, che fanno rallentano il passo dell’azienda. Quando non addirittura la fanno inciampare.

Il cliente Induvation è più di un progetto

Sono parole, concetti e direzioni che si confrontano, si mettono in gioco, si sovrappongono. Quello che però fa Induvation è il passo successivo: legare questi concetti al territorio, alle aziende reali, ai casi studio, ai clienti. A partire dalle aziende venete, che Induvation conosce bene, così come conosce i pericoli che corrono: dettati da visioni incomplete o, in qualche modo, “limitate”.

Ancora una volta, si torna alla radice delle cose: la vendita del prodotto o servizio, il cliente. Su tutto, un dogma: non si deve piacere a tutti, ma ci si deve dotare di un vantaggio competitivo – uno solo, ma chiaramente definito e duraturo nel tempo – per essere davanti alla competizione.

Etica del lavoro e buonsenso

Si pranza, ma il confronto continua. Ed è qui che, a mio parere, inizia ad avvenire la magia. I clienti non sono più soltanto progetti e ruoli nell’organigramma, flussi produttivi e operations. I clienti diventano persone, a tutti gli effetti. Con schemi mentali, ragionamenti, sicurezze e paure. Con caratteri e comportamenti – anche sul lavoro – ben definiti.

 

Un dialogo, su tutti. “Ad agosto sarete chiusi?”, chiedo. “No”, mi risponde Nils, “perché l’importante è che il cliente sia soddisfatto, felice del nostro lavoro. Essere chiusi ad agosto perché “è agosto” è una idea che non ha senso”. Sono d’accordo. Interviene Jan: “In più, c’è un gradito effetto collaterale: in agosto gli impianti industriali lavorano a regimi più lenti, quando non sono addirittura fermi. È il momento ideale per ristrutturare completamente linee produttive, flussi, logistica.

Si chiude sul marketing

Il pomeriggio parla Eugenio Tebaldi, l’altra metà di Studio ST. Cambia il mood, cambiano gli spunti: le letture consigliate (o meglio, caldeggiate) sono quelle di un marketing più umano, fatto più di realtà che di formule: Kotler, Sinek, Shain. Si parla ancora del valore del cliente giusto, ovvero del valore che si può dare al cliente giusto, di come sceglierne uno piuttosto che un altro possa indirizzare il futuro stesso dell’azienda. "Non possiamo presentarci sul mercato come un'azienda multinazionale di consulenza. Il nostro punto di forza è lo sviluppo di soluzioni su misura e non la vendità di prodotti standardizzati." E ancora: le aspettative dei clienti, le peculiarità dei servizi.

La formazione è per i ragazzi di Induvation, certo: ma i valori dei quali si parla sono esattamente quelli che Induvation passerà ai propri clienti, alla base del masterplan.

La giornata è volata. Il tardo pomeriggio e la cena sono per il giusto mix di idee e parole divertite.

 

Lascio Induvation che sono le dieci di sera. Appena sceso lungo la strada tra i prati, un cervo mi passa davanti, illuminato dai miei fari. Freno piano, per non disturbarlo. Sullo sfondo, la vetta innevata di Cima d’Asta brilla per la luce di una luna nel cielo, adesso, sereno.

La direzione è chiara.